E’ vero che esercitandosi a controllare i sensi con la pratica dello yoga ci si può liberare dalle ansietà generate dalla cupidigia e dall’avidità, ma ciò non è sufficiente per dare all’anima la soddisfazione. Questa si conquista solo grazie al servizio di devozione al Signore Supremo.
Lo Srimad-Bhagavatam (1.5.12) condanna il karma e il jnana con queste parole:
naiskarmyam apy acyuta-bhava-varjitam
na sobhate jnanam alam niranjanam
kutah punah sasvad abhadram isvare
na carpitam karma yad apy akaranam (14)
Anche se libera da ogni rapporto con la materia, la conoscenza spirituale è poco interessante se non comporta una certa comprensione del Signore infallibile. Quale può essere quindi il valore delle attività interessate, transitorie per natura e sempre fonti di sofferenza, se non sono rivolte al servizio del Signore?
Questa è una sezione del libro “Bhajana Rahasya”, in lingua italiana.
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